San Michele del Carso

Val Saisera

San Michele del Carso - 45.88119, 13.56164  - San Martino del Carso - 45.87527, 13.53554


Percorsi di Guerra, sentieri di Pace

Mariano – Romans - San Michele - San Martino del Carso


Introduzione

Per la terza volta noi studenti delle classi terze delle due secondarie del “Celso Macor” abbiamo conquistato la cime del Monte San Michele!

Abbiamo scelto questo percorso per conoscere più da vicino questa parte del famoso “Isonzo Front” e per comprendere meglio cosa significasse lasciare le sicure retrovie dei nostri paesi per essere mandati in prima linea sulle trincee del Carso. Con un po’ di fatica nelle gambe abbiamo tentato di avvicinarci un po’ di più al significato della parola “Pace” ripercorrendo i luoghi della “Guerra”.


Siamo partiti dalle nostre scuole di Romans e Mariano e ci siamo incontrati sotto il castello di Gradisca. Dopo aver passato l’Isonzo sul ponte di Sdraussina, abbiamo iniziato la salita per la Zona Sacra del San Michele. Qui abbiamo visto le postazioni degli ungheresi della 20a Divisione Honvéd che fino all’agosto del 1916 difesero questa importante posizione dagli assalti della Terza Armata italiana. Abbiamo scoperto che proprio qui, sotto le cime del San Michele, gli austro-ungarici utilizzarono il gas per la prima volta contro i soldati italiani facendone strage. Scesi dalle cime, dopo circa 16 km di camminata, siamo giunti a San Martino dove abbiamo letto alcuni famosi versi del poeta Giuseppe Ungaretti.



Partenza dalla scuola di Romans: proprio in questo edificio fu allestito un ospedale militare italiano durante la Grande Guerra.

Una tappa nelle campagne tra Romans e Gradisca.



I due gruppi di Mariano e Romans si incontrano sotto il castello di Gradisca.



Nelle trincee sotto le cime del San Michele. Qui nel giugno del 1916 gli ungheresi attaccarono con il gas provocando alcune migliaia di morti. Il vento contrario spinse indietro il gas uccidendo anche molti ungheresi.



Siamo arrivati alla Zona Sacra del San Michele. Stanchi ma felici per la conquista della cima ci scambiamo un “cinque”!



Questo è l’accesso del “Schönburgtunnel Tunnel”, una postazione fortificata rimasta leggendaria per la strenua resistenza opposta dagli austro-ungarici durante le ultimissime fasi della 6a Battaglia dell’Isonzo quando gli italiani presero il San Michele.



Sulla Cima 3 esiste una lapide che ricorda il sacrificio dei soldati italiani ed ungheresi: “Su queste cime italiani e ungheresi, combattendo da prodi, si affratellarono nella morte”.



Ecco una traccia degli ungheresi sulla Cima 3: la sigla “1HGYE” sta per “1o Reggimento Fanteria Honvéd”. Abbiamo scoperto che questo reggimento proveniva da Budapest, capitale ungherese.



Una rispettosa visita al monumento dei caduti del 4o Reggimento Fanteria Honvéd, costruito nel 1917 dopo Caporetto dai soldati provenienti da Nagyvárad, oggi Oradea in Romania.



Alla fine della nostra faticosa giornata incontriamo il “Soldato di ferro” temporaneamente in mostra al piccolo, ma prezioso Museo della Grande Guerra a San Martino del Carso. Proviene dalla città ungherese di Szeged. Chi voleva sostenere vedove e orfani di guerra poteva donare in beneficienza una corona ed aveva quindi il diritto di conficcare un chiodo di ferro nella statua di legno. Il “soldato di legno”, coperto da migliaia di chiodi, diventò un “soldato di ferro”.


Pagine secondarie (1): San MIchele Mappa
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